dicembre19
In effetti la concezione di ospedale che ho io, è sempre stata un po’ diversa da quella dei veri ospedali a Napoli. Devo ammettere che ieri sera quando sono arrivato in ospedale non pensavo che avrei scritto un post sulla nottata che ci avrei passato. Tuttavia eccomi qui, perché questa nottata merita di essere narrata. Cominciamo dal principio: mio padre ieri si è operato alla colecisti. Alla buon ora, oserei dire. Continuava a rimandare l’operazione per via del lavoro. Tuttavia ieri è stato il fatidico giorno. Da bravo figlio quale sono mi sono immolato per la causa e mi sono offerto di passare la notte accanto a lui, qualora avesse avuto bisogno di aiuto in qualche cosa.
Tre cause fondamentali però, mi hanno costretto all’una e mezza di notte a convincermi del fatto che non avrei dormito e che sarebbe stato meglio trovarmi qualcosa da fare:
1. La temperatura ambiente della sala ricoveri si aggirava attorno ai 30°, cosa per me inconcepibile. Chi mi conosce lo sa bene. Mi sentivo in apnea, sudavano anche gli occhi.
2. Su quattro pazienti che occupavano la sala, tre di loro suonavano le trombe del giudizio universale a suon di russare. Uno dei tre era ovviamente mio padre.
3. La sedia a sdraio che avevo era immensamente stretta per le mie dimensioni. rischiavo di incastrarmi.
Fattomene una ragione, ho ben deciso di scendere giù al pronto soccorso a comprarmi qualcosa da bere alle macchinette e fumarmi una sigaretta fuori. Dopo circa 5 minuti arriva un tipo con la faccia gonfia, sanguinolenta e diversi lividi. Ridendo. Giuro: rideva di gusto. Arriva a piedi, trascinandosi. L’infermiere addetto alla barella subito gli porta una sedia a rotelle per portarlo dentro come nei migliori telefilm americani (solo che l’infermiere avrà avuto si e no 150 anni e non era cerco George Clooney). Ovviamente come in tutti i Pronto Soccorso c’è un drappello di polizia che si accerta delle cause che hanno portato i pazienti a quello stato. I poliziotti di guardia subito hanno chiesto al tipo sanguinolento cosa era successo. Ovviamente riporterò tradotto in italiano, per quanti di voi dovessero seguirmi da fuori Napoli:
Poliziotto: Dica, come si è ridotto così?!
Tipo Sanguinolento: Beh ecco, vede…
P: allora?!
TS: Sa com’è, le circostanze…
P: Una lite in strada?! In un bar?!
TS: Ma no vede, è stata mia moglie, sa com’è, a letto ha gusti un po’ particolari…
Già lì, io, il barelliere e le guardie giurate non riuscivamo a trattenere le risate. Dopo cinque minuti si vede arrivare un isterico chiwawa che più che abbaiare ragliava, seguito da un donnone-cubo: alto quanto me e larga uguale. Un cubo, che ovviamente si dichiara come moglie dell’infortunato arrivato poco prima, definendolo Chill’ tutt scummat ‘e sang’. Vi lascio immaginare. E poi dicono che i gay sono pervertiti.
Torno su, tento di prendere sonno, contando i trans messi a pecora, giocando a poker/Grey’s Anatomy/Dr. House/altri giochi sul cellulare, ma niente. Così riscendo. Trovo nella sala d’aspetto del pronto soccorso due signorine dai facili usi e costumi, insieme a quello che immagino essere un signore molto addentro al ramo caseario: il ricottaro, altrimenti conosciuto nel resto d’Italia come pappone. Da quello che sono riuscito a capire, qualche collega doveva essersi slogata qualcosa cadendo dai tacchi. Povera stella.